Now Playing Tracks

Domenica, sole, odore di griglia che riempie il vicinato. E’ tempo di festeggiare e fare un po’ di casino. Per cui preparate la carbonella, una tovaglia a quadretti, qualche cassa di birra ed un sacco di schifezze da ingerire, e poi musica a tutto volume!
Più che una playlist questa ha il suono di una vecchia cassetta da riavvolgere con una penna, piena di grandi ricordi e feste clamorose.
E si, c’è anche Hansome Dick Manitoba!

(Source: Spotify)

Rotting Memories

Un viaggio nel tuo io più buio. Quando la follia umana incontra il rumore distorto della realtà in cui non c’è spazio per pensieri non approvati.
E allora una piccola voce nella tua testa si fa sempre più insistente fino a diventare un urlo, un fiume in pena che non può essere fermato. Una forma di violenza che cerca di liberarsi e prendere forma.

Poi ti svegli e scopri davvero di cosa sono fatti i ricordi.

(Source: Spotify)

Cercate la vostra camicia a quadrettoni preferita, le Doc Martens e quei vecchi jeans che non mettevate più da metà anni novanta. E’ tempo di tornare a Seattle e rituffarsi nell’ultima vera rivoluzione musicale che la nostra generazione ricordi.
Le canzoni scelte sono tutte un po’ ovvie, ma perchè relegarsi ai pezzi meno famosi quando si può davvero spaccare?

(Source: Spotify)

Perchè ogni tanto un po’ di musicaccia fa sempre bene. E quando si tratta di “rumore” fatto con stile, allora è anche meglio.

Si parte con Chuck Billy quando aveva ancora voce, un veloce ricordo a Jeff che già ci manca, poi i S.O.D. di Scott Ian e Billy Milano, che in pochi se li cagano ancora, ma che dovrebbero essere la sveglia in tutte le case.

E dopo un inizio “tranquillo” si parte con i vecchi Sepultura, i Carcass che un giorno si sono svegliati e si sono accorti che potevano scrivere musica invece che mimare i suoni di cadaveri buttati in un frullatore (giorno infausto, forse ai tempi di Reek of Putrefaction erano più simpatici).

La curva continua a salire con Hypocrisy, Death e At the Gates per poi perdersi di nuovo nel vecchiume arrugginito di Kreator, Bathory, Venom e Celtic Frost.

Perchè non tirare in ballo i migliori Emperor ed i Marduk prima di recuperare Dave Vincent quando ancora non si faceva sottomettere dalla moglie e Glenn Benton quando ancora si pensava che dovesse morire a 33 anni?

Scum.

E poi come sempre i finali che non centrano mai molto, ma che ci rendono felici.

(Source: Spotify)

I’m Fucking Lou. Who the Fuck are You?

Questa playlist è nata dopo aver visto Fight Club per l’ennesima volta, e come tutte le playlist che si rispettino (almeno quelle del sottoscritto), sai da dove si parte, ma non hai la minima idea di dove arriverai.
Come sempre ci sono alcuni pezzi famosi ed altri meno ovvii, si passa dai suoni cupi dei Doors e di Nick Cave a quelli meno tetri degli Stones, dei Love e di Chris Isaak.
Bob Dylan è stato sbalzato dal secondo pezzo alla chiusura del disco, ultimo pezzo serio prima di un finale diciamo grottesco.

Ma che ci volete fare? Sono certo che Robert Paulson approverebbe.

(Source: Spotify)

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